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Winnipeg Free Press: Interview with Josh Klinghoffer

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Interview by Erin Lebar to www.winnipegfreepress.com

Clicka qui per leggere questo testo in italiano

Free Press: la band sta girando in tour da mesi, mesi e mesi…
Josh Klinghoffer: e ancora mesi mesi mesi. È più o meno un anno.

FP: iniziate ad avvertire un po’ di fatica? Ti vedo spendere un bel po’ di energia sul palco. Non credo che non influisca su di te tutto questo
JK: si (ride). Per quanto posso notare la fatica si avverte fuori dal palco. Certo ci sono momenti in cui ci lasciamo un po’ andare anche on stage ma sento che, sopratutto per i ragazzi che fanno sto mestiere da tanto, riescono a mantenere energia mentre la spendono. Sanno regolarsi durante lo show .

La fatica per me riguarda fare la valigia ogni giorno, sono stanco di controllare ogni volta di non dimenticare nulla in qualche hotel. Per me la fatica è solo in questa routine. Ma quando vedo la setlist che mi consegna Anthony sono eccitante per quello che andremo a fare in serata.

FP: quindi fate una setlist diversa ogni sera? È abbastanza raro in un tour così lungo
JK: si… Strano. Penso sia in qualche modo poco comune. Però dobbiamo anche considerare il fatto che abbiamo musicisti ausiliari. Non siamo solo 4 musicisti che è seguono brani. La cosa è sempre più rara.

FP: perché pensi sia così?
JK: perché la mentalità è cambiata. Andare in studio e scrivere canzoni non è più così interessante (rispetto al passato). Non credo che i giovani [musicisti] abbiano le stesse possibilità che hanno avuto i chili peppers quando erano alla loro età. Io sono un po’ più giovane di loro. Penso che la mia generazione sia un po’ l’ultima… Cioè quando questi ragazzi hanno messo su la band, arrivavano con questo stile abbastanza nuovo ed eccitante. Adesso non so davvero quanto ci sia ancora da scoprire [nel mondo nella musica]

Voglio dire, ci sarà sempre spazio per nuove sonorità e nuovi brani, ma sempre meno e meno. Diverrà sempre più difficile [sapersi distinguere]

FP: penso tu abbia probabilmente una prospettiva unica in certe cose, sei l’unico della band ad avere un significativo bagaglio d’esperienza fuori dai Red hot ..
JK: dovresti ricordarlo a loro quando faremo un altro disco (ride).

FP: quindi consideri un elemento aggiunto tutto ciò? È utile avere un paio di orecchie nuove all’interno della band?
JK: sono d’accordo con te. L’ho detto a tanta gente. Sono un fan della band per un periodo di tempo persino maggiore di quanto io sia loro amico. Sono andato in tour da esterno, aprendo per loro con i Bicycle Thief nel ’99 e 2000 — quindi è da tanto che conosco certe dinamiche. So cosa significa essere un occhio esterno, cosa che come tu hai detto loro non possono essere. Credo sia una caratteristica unica e vantaggiosa. Ma,come ho scherzato prima, non credo che loro ci pensino troppo a ste cose.

FP: trovi difficile importi [nella band] ?
JK: no, non lo trovo difficile. Penso che quando però sei in un gruppo con quattro menti molto forti e ti scontri con circa 30 anni di carriera e senza sapere a cosa stai andando incontro [in futuro] è difficile guidare verso una direzione. Loro sono assolutamente generosi e vedono di buon occhio le mie nuove idee , ogni cosa in cui contribuisco. Quando sono entrato nel gruppo, a parte qualche concerto e il mio periodo con John Frusciante dove suonavo la batteria, io e Flea non avevamo suonato granché assieme. Avevamo una relazione dal punto di vista musicale ancora tutta da formare, ciò era anche una cosa rara.

Mi sono Unito alla band senza averci prima suonato molto assieme. Molte idee sono venute così, senza una storia pregressa dietro, quindi magari è un qualcosa che va un po’ contro ciò che abbiamo detto fino ad ora. L’intera faccenda era strana ma, come ho detto, penso stia funzionando e crescendo, la cosa più importante è che tutti e tre li considero anche come i miei più grandi amici.

FP: mi spiace far confluire tutto in qualcosa di più triste, ma ci sono stati alcuni eventi tragici accaduto alla musica nelle ultime settimane e una di queste è starà la morte di Chris Cornell. Ti ho visto fare un bellissimo tributo il giorno dopo che è morto (ha suonato Seasons a indianapolis) — è stata una grande influenza per te? Lo hai incontrato?
JK: enorme. Non credo di averlo mai incontrato di persona. Credo di aver condiviso lo stesso ascensore con lui una volta perché viveva proprio alla porta accanto a dove aveva preso casa un mio grande amico molti anni fa. Ricordo di averlo incrociato in ascensore e non dissi nulla (ride).

Ma per me è stato tanto d’ ispirazione, nel 1991, avevo 11 anni e tutta quella musica aveva un grande impatto su di me. Quella notte stavo pensando a quel pezzo e a come 25 anni fa, mi capitava di stare nel pavimento della mia stanza ad ascoltare quel brano di continuo. Mi sono sentito come se potessi parlare di più riguardo lui. Una esperienza veramente intensa . È stato fantastico e ha significato molto per me. Questo è tutto ciò che posso dire a riguardo.

 

Free Press: You guys have been touring for months and months and months…

Josh Klinghoffer: And months and months… it’s pretty much been one year.

FP: Any fatigue starting to set in yet? You expend so much energy on stage I can’t believe it wouldn’t impact you.

JK: Yes (laughs). From what I can see the fatigue really is mostly off stage. Sure, there are probably moments where we’re all a bit fatigued on stage but I feel like, especially those guys have been doing this for so long, they spend a lot of energy conserving their energy. They know what they have to do to make sure they have everything they need for the show.

The fatigue, for me, is that I’m sick of packing my suitcase every day, I’m sick of making sure I didn’t forget anything in hotel rooms… the fatigue is only the mundane stuff like that.

But I looked at the setlist Anthony just made and I’m excited as can be about playing tonight.

FP: So you guys do a different setlist every night? I feel like that’s pretty uncommon for a large touring show.

JK: Yeah… oddly. I think it’s somewhat uncommon to do what we’re doing, period. With the exception of our auxiliary bonus musicians we have… it’s just four people playing instruments live. Not many people do that these days, it’s becoming rarer and rarer.

FP: Why do you think that is?

JK: Because culture has just changed. Just getting into a room and writing songs isn’t so interesting anymore.

I don’t think kids are compelled to do what they were compelled to do when the Chili Peppers were kids. I’m quite a bit younger than them; I feel like people of my generation are kind of the last… when these guys started the band, they were still coming up with music that was fairly new and exciting and I’m just not quite sure what there’s left to uncover.

I mean there always will be room for new music and new writing, but less and less. It’s becoming harder and harder.

FP: I feel you probably have a unique perspective in that you are the only one in the band who has had a significant amount of experience outside of the Red Hot Chili Peppers…

JK: You should remind them when we make another album (laughs).

FP: So do you consider that experience a pro then? Was it useful to them to have fresh ears in the group?

JK: I agree with you, I’ve said that to many people. I’ve still been a fan of the band longer than I’ve been in the band and I’ve been their friend for a long time.

I’ve gone on tour with them outside of the band — my band the Bicycle Thief opened for them in ’99 and 2000 — so I’ve been around and see how it works for them for a long time.

I know what it’s like to be an outsider, which as you said, they don’t. I think it is very unique and it is a pro. But like I joked, I don’t think they necessarily think about that.

FP: Do you find it’s hard to assert yourself, then?

JK: No, I don’t find it hard to assert myself. I think you’re in a group of four very strong-willed people and no matter what, you’re coming up against 30+ years of band history and not knowing where it’s all going, it’s hard to let anyone drive… but they’ve been nothing but generous and welcoming and open to every idea, everything I’ve contributed.

When I joined the band, apart from maybe doing a gig with someone else or Flea and I played together with John Frusciante on one of his solo albums but I was doing drums, Flea and I hadn’t played that much together, we basically were still forming this musical relationship and I think that’s also kind of a rare thing.

I joined the band without having done much playing with them. I think when ideas are thrown out, there’s not a history, so maybe that is what goes against what we were just talking about. The whole thing is strange, but, having said all that, I think it’s working and it’s still growing and the most important thing is the three of them are three of the greatest people I could ever consider friends.

FP: I hate to end things on kind of a downer, but there were a couple of tragic music events that happened in the last few weeks and one was the death of Chris Cornell. I saw you did a really beautiful tribute the day after he died (singing Seasons on stage in Indianapolis) — was he a huge influence on you? Did you ever meet him?

JK: Huge. I actually don’t think I ever met him in person. I rode in an elevator with him one time because he lived directly next door to a friend of mine many, many years ago… and I remember one time he just got in the elevator and I didn’t say anything (laughs).

But he was an enormous influence — in 1991, I was 11, so all that music of that time was huge for me.

And then to play that song that I played that night, I was thinking about that song and thinking about how 25 years ago, I used to lay on my bedroom floor and listen to that song over and over and over again. I feel like I could talk more about him… it’s just really heartbreaking.

He was fantastic and he meant a lot to me, that’s all I can say.