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Intervista a Josh per fistfulofwords.com

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D:Come è bilanciato il tuo tempo tra i tuoi concerti chitarristici con i RHCP e il tuo dedicarti ai Dot Hacker?
Josh Klinghoffer: Non è stato così orribile perchè non c’è stato molto nel fronte Dot Hacker fino al mese scorso i giù di lì con il disco da far uscire. Abbiamo fatto uno Show in quel periodo. Mi sembrava giusto prima di ricominciare a suonare con i Peppers dopo l’inaspettato stop per via del piede di Anthony. Quindi abbiamo fatto questo concerto a Troubadour all’ultimo momento. Flea si ricordò di aver pianificato di andare al campeggio con sua figlia. Così siamo fuggiti alle prove dei RHCP per una settimana, e proprio in quella ho trovato la data adatta coi Dot Hacker.
Insomma è stato un po’ buffo. Era la prima volta che avevo le prove coi RHCP il martedì, poi il concerto dei Dot Hacker il mercoledì e di ritorno nei peppers il martedì dopo. Sono così grato di essere in due situazioni musicali con persone diverse che adoro , sono davvero fortunato di aver questo.
Ma è interessante perchè non è come essere il chitarrista di due band diverse. È come cantare e mettere se stesso in maniera emozionale in una maniera che non necessariamente ho già utilizzato, davvero. Noi abbiamo solo suonato una decina di show nella storia della band. Come è successo a Troubadour che era il nostro primo show in 2 anni. Così la band assume una identità live più definita, penso che guidar la band sarà facile perchè non mi farà sentire qualcosa di diverso. Mi sento sempre me stesso quando sono on stage, ma c’è una differenza a suonare tra una sala enorme ed essere ad uno dei suoi lati ad essere invece in una sala più piccola ed esserne al suo centro palco. Mi diverto in tutto ciò e attualmente mi godo le differenze.

D:Come descriveresti l’energia di qualche live con i Dot Hacker?
JK: adoro suonare con loro. Penso che la cosa sia abbastanza scontata, ovvero che noi quattro abbiamo fatto questo e abbiamo costruito una band da ciò per suonare insieme live , Clint mi fece conoscere il batterista Eric e io feci conoscere ai due il bassista Johnathan, Quindi fu una cosa tipo “ehi, come va?felice di conoscerti” e dopo iniziammo a suonare e non ci fu bisogno di dire nient’altro. Fu tutto realmente scontato. Quindi il fatto che noi abbiamo potuto fare solo una decina di show (il perchè sta nella difficoltà di programmarli) è un po’ triste, ma per le limitazioni che ci troviamo. Penso che ciò renda anche una forma di caos più interessante . Dove ho speso un botto di tempo lagnandomi del fatto che non ne suoniamo di show . Sarei dovuto essere più consapevole che questo sarebbe accaduto, noi davvero ci rendiamo speciali a vicenda. Ma ne avremo sicuramente di più in futuro.

D:Non per tirar giù date precise, ma hai qualche idea di come i Dot Hacker saran in tour quest’anno?
JK: nessuno show è stato ancora confermato attualmente. Ma nei RHCP, tutti hanno famiglia tranne me, e loro non vogliono stare lontano dai loro parenti per troppo tempo. Così più o meno ogni due settimane abbiamo un break di altre due. Non passan più di due settimane senza una pausa. Io posso e vorrò decidere di stabilire le date dei Dot Hacker in piccoli tour (quattro show alla volta) . E sicuramente ce ne saranno quest’anno, spero il più presto possibile.

D:Cosa ne è stato del viaggio dei Dot Hacker dal 2008 all’uscita di questo album 4 anni dopo?

JK : Ripeto, sono assai contento che quest’album esca. È sempre stato il mio sogno avere una band (di amici tuoi, come le band che formi da giovane) . E non era mai realmente accaduto a me qualcosa di simile ho speso la mia decade precedente andando in tour con artisti già consolidati o artisti che adoravo. E ciò è stato grande e l’ho adorato ma dopo un po’ ho iniziato a pensare che stessi nascondendo e non focalizzando abbastanza i miei obiettivi.
Quindi penso che il cambio in Dot Hacker (nella mia mente) è stato sempre in qualcosa che avrei voluto focalizzarmi in senso pieno, perchè la band era nata anche prima che io iniziassi a suonare con i Peppers . E sicuramente il mio entrare nei RHCP e nei Dot Hacker facendo varie cose e spendendo del tempo facendole… c’è stato il momento di mettere i Dot Hacker sotto ghiaccio ma fortunatamente il disco sta per uscire e noi siamo del tutto grati ai ragazzi dell’ ORG per averci visto qualcosa all’interno e dell’averci resi in grado di dargli vita perchè (il disco) sarebbe potuto scomparire e rimanere esclusivamente nelle nostre cartelle Itunes.
Credo sia cambiato il senso di ciò, perchè abbastanza gente crede in questo e abbastanza gente vuole che la band abbia esistenza nel futuro, noi tutti ci sentiamo più sicuri del progetto. E per me è qualcosa che vogli. o fare. Avendo scritto canzoni e cantandole indipendentemente da quello che sarebbe successo. Ma voglio suonanre conn questi ragazzi e ognuno è devoto nel far ciò.
D:Dando una occhiata alla pagina Facebook dei Dot Hacker e chiunque può dire che avete incrementato i vostri iscritti, spcialmente per i gruppi che si interessano a quei pochi show fatti. Cosa vuoi dire su ciò che ti ha portato un così appassionato e crescente numero di fan?
JK: non lo so, fortunatamente i Dot Hacker echeggiano con le persone giusto perchè la musica sonicamente e a livello emozionale parla per loro. Credo il mio essere all’interno dell’orbita dei Chili Peppers e di quella di John Frusciante nei dischi fatti assieme (come interprete di un ruolo) . I RHCP e John Frusciante hanno dei fan realmente devoti che sentono una connessione con la band o con John in maniera specifica. Quando ero più giovane, qualsiasi cosa che i musicisti facevano io l’amavo, volevo sapere ogni singola cosa che li riguardasse, quali fossero i loro amici e con chi spendessero il loro tempo a far musica. Penso che il mio legame con i RHCP nel passato e attualmente ha permesso alla gente di conoscere chi sono e di osservare la musica che faccio. L’ho fatto grazie alla musica l’ho fatto con John.
Ovviamente non è tutto grazie ai RHCP, ma loro sono una band di presenza enorme e la gente è interessata a ciò che riguarda loro. C’è gente che dice “ti ho visto con PJ Harvey, son così contento di essere stato capace scoprire chi tu fossi” penso che il fatto che io sia andato in tour per oltre dieci anni e così è stato anche per gli altri ragazzi dei Dot Hacker con altre band con cui han lavorato. Penso che sia il tipo di band fatto proprio da musicisti che la gente s’è sempre chiesta “ma chi sono?”
stavo facendo questo lavoro stupendo in tour e l’ho sempre fatto con gente che ho amato e rispettato. Non ho mai lavorato con qualcuno che non stimavo. Non ho mai fatto un tour con qualcuno che non mi piaceva. Sono sempre stato fortunato. Ho sempre lavorato con gente che pensavo fosse in gamba. È stata una situazione stupenda: in queste città favolose intorno al mondo e facendo ciò che ho sempre voluto fare (suonare musica).
Ma ero sempre in qualche modo insoddisfatto quanche volta chiedendomi perchè non avevo mai il tempo o perchè non avevo mai le persone intorno a me per facilitarmi a finire di registrare. Ho tracciato una sorta di mix tra pigrizia, scarsa confidenza, di soldi, e necessità di sopravvivere. Realmente alla fine del giorno era come se mi stessi un po’ nascondendo. E una volta che ho deciso di prendermi un po’ di mio e di formare una band, tutto iniziò a cambiare.
E sono così contento che questo disco esca perchè darebbe facile vederlo come un progetto parallelo ai RHCP . Se eravamo in grado di farlo uscire e intanto realizzavamo una ltro disco ( sbito dopo) sarebbe stato il secondo disco ma sarebbe sembrato come il nostro primo. Sono così contento che questa prima cosa, mi faccia sentire come se fosse la prima volta. Son veramente grato di ciò.

D:Registrare con musicisti così tanto navigati che sono anche dei tuoi buoni amici, puoi descrivere il tuo modo di comporre nelle session in qualità di gruppo?

JK: come ho detto prima, questa band jamma veramente bene assieme. Noi possiamo arrivare con materiale già prefissato. Noi possiamo arrivare con un botto di materiale da valutare e ricordare. Ci sono alcuni brani come “Believing” in cui avevamo giusto il basso di Johnathan . “ricordi quella cosa di due settimane fa?” quel brano era basato esclusivamente su una jam. Ce ne sono diverse così. Diverse canzoni sono cose… che han richiesto molto tempo ma nonn le abbiamo mai realmente finite perchè ero sempre dell’opinione che tu devi suonare un brano nella band con con gli altri ragazzi, e sembra così stupido finirli così. Mi piacerebbe averli qui per farli sentire ed essere lì nel momento in cui loro arrivano con l’idea per unn arrangiamento e sentirsi come un unico nucleo. Ad esempio “ IdolIdleIdly”, ricordo la stesura nel backstage di uno splendido teatro a Stoccolma, in Svezia , nel 2005 quando ero in tour con Bark ( Gnarls Barkley) . Giunsi con questa e ricordo che poi la registrai. E poi un giorno mentre provavo con i Dot Hacker iniziai a suonarla e Jonathan si inserì al suo interno e così gli altri. Quindi solitamente (scrivere canzoni) dovrebbe essere così. Io vorrei semplicemente iniziare a suonare qualcosa… solitamente, ciò prende forma poi in maniera organiza.
D:Devo chiederti qualcosa riguardo la copertina del disco. Quale fu l’ispirazione?
JK: letteralmente, noi considerammo la pratica (il disco) chiuso il 3 ottobre del 2009… nove giorni prima che iniziai a suonare con i RHCP, ci sentivamo come se l’avessimo avvolto e gli fornimmo un mastering casalingo, fino a che non incontrammo i tizi della ORG che lo realizzarono a metà del 2011 . Ci furono due anni interi in cui sedersi li e non essere sicuri di quale identità avrebbe assunto il disco.
Il dipinto è di un mia amica che lo fece e regalò a me. Lo conservo in casa mia. E la mia relazione con lei andò a mano a mano in parallelo con il tragitto di questo disco. Ora agli altri ragazzi, penso sia piaciuto il senso estetico del quadro e hanno apparezzato quando semplice e bello sia.
D:La titletrack è rappresentata da una melodia che si struttura sempre più. Come mai è stato scelto come titolo del disco
JK: similmente al discorso del quadro, noi abbiamo avuto una sorta di distanza da quando abbiamo finito il disco e quando abbiamo pensato di farlo uscire. “Inhibition” fu terminata verso la fine delle registrazioni. E a quel tempo, alcuni membri della band erano in tour con altre persone. Così le registrazioni furono un po’ frammentarie al periodo. Quella fu la canzone che avevo portato un po’ di continuo per un sacco di tempo e si aggiungeva al mio viaggio che avevo preso dalla band, finendo il disco, e facendo uscire il disco. Io ho catturato la mia stupida inibizione riguardante il riempire un ruolo nella band. Ricordo che quando il brano fu terminato, stavo parlando con alcuni altri ragazzi sul brani che preferivamo del disco. Sono passato dal non voler dare un titolo alla canzone a decidere che quello fosse pure il titolo del disco. Ma proprio per questo io ricordo quanto a lungo ho avuto (questa inibizione) e a quanti palchi è passata attraverso. Ricordo un coinvolgimento di un incidente stradale scrivendo i testi di essa , nella strada tra Sacramento e Nevada anni fa. È tipo andata attraverso un lungo viaggio da se e mi ricorda me nella band e il disco. Il fatto che il brano esista comunque , nonostante fosse stata dimenticata o buttata via , è un fantastico contributo.

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